NeuroPsicomotricità Relazionale

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NeuroPsicomotricità Relazionale2018-12-31T16:03:00+00:00

 

La neuro psicomotricità è una disciplina che prende in considerazione la persona nella sua globalità; non è una ginnastica, non è un’attività puramente motoria, l’obiettivo principale è quello di favorire l’integrazione armonica degli aspetti motori, funzionali, affettivi, relazionali e cognitivi.
La psicomotricità inscrive la propria attenzione, da un punto di vista pedagogico e/o terapeutico,  in un progetto che tenda a valorizzare un rapporto attivo ed efficace tra il corpo e le attività mentali.
Un percorso originale  per ciascun soggetto e per ciascuna difficoltà.

Un cammino personalizzato che scaturisce dall’osservazione specifica di parametri psicomotori ( spazio, tempo, schema corporeo )  permettendo  di identificare il soggetto nei suoi bisogni e potenzialità.

La pratica neuropsicomotoria si esplica attraverso il gioco, modalità primaria dell’evoluzione e della crescita del bambino.
Prima forma di comunicazione della vita affettiva da difendere e salvaguardare per una crescita equilibrata del cucciolo d’uomo, per :

“Un corpo che se ascoltato, diventerà disponibile all’ascolto”.

Vi sono due ambiti principali di applicazione della neuropsicomotricità :

  1. L’ambito terapeutico, che può avvenire a livello individuale o di piccolo gruppo (l’approfondimento alla voce neuropsicomotricità terapeutica )
  2. L’ambito preventivo-educativo che si realizza soprattutto in gruppo.

In questo caso l’obiettivo principale è quello di promuovere le capacità emergenti o in fase di consolidamento e maturazione, l’altro aspetto è prevenire o evidenziare eventuali problematiche latenti o a rischio e di favorire, attraverso il lavoro nel gruppo, lo sviluppo potenziale del bambino nella sua totalità e interdipendenza fra percepire, sentire, agire, pensare e comunicare.

Gruppi di Pratica Psicomotoria educativa per bambini dai 3 agli 8/9  anni

Sono gruppi di bambini, pari d’età o di età vicine, che attraverso l’esperienza condivisa in un ambiente protetto e stimolante ( quale la sala di psicomotricità e la presenza di un adulto con funzione di scaffolding ) accedono a quella dimensione creativa propria del gioco libero che favorisce la maturazione e l’armonizzazione del singolo, la cooperazione e lo sviluppo di abilità prosociali nel rispetto dell’originalità di ciascuno.
Caratteristica di questi percorsi è aiutare il bambino/i a modulare e riconoscere le proprie emozioni e pulsioni in relazione al proprio vissuto e a quello dei componenti del gruppo.

A chi si rivolge?

Ai bambini e alle bambine senza particolari problematiche evolutive, ai bambini con particolari doti cognitive che necessitano di spazi cuscinetto dove sperimentare con altri pari le loro peculiarità nel gioco condiviso, ai bambini alla fine di un percorso di aiuto psicomotorio come naturale conclusione di un esperienza volta alla maturazione  dell’equilibrio psicofisico nell’ottica che è nella relazione sociale che ognuno trova una naturale collocazione del proprio sé.

Gruppi di gioco psicomotorio per bambini dai 7/8 mesi ai 30 mesi insieme ai loro genitori.

Nella Pratica Psicomotoria l’attenzione è orientata al gioco del bambino e alla sua interazione con il mondo delle persone e degli oggetti per favorire l’emergere del desiderio e del piacere nell’azione condivisa.
L’azione è pensiero perché se il bambino scopre che può agire sugli oggetti, esplorando lo spazio, scoprendo il proprio corpo, accede alla capacità di rappresentazione di sé e degli altri, quindi al pensiero.
Nel gioco senso-motorio il bambino sperimenta le proprie potenzialità, cerca il proprio limite per conoscerle, gioca con le proprie paure e le supera, agisce positivamente sulla costruzione dello schema corporeo e conseguentemente sull’immagine del corpo che è anche immagine di sé.

A chi si rivolge?

La proposta si rivolge al mondo dell’infanzia, è strutturata nella sua metodologia secondo i bisogni psicologici dei bambini in età evolutiva.
Con una attenzione specifica alla comunicazione tonico-emozionale e alla motricità che nel tempo si riveleranno, se sufficientemente sostenute, gli assi portanti per lo sviluppo del gioco e del pensiero creativo, favorendo quell’autonomia interna che si realizza pienamente solo quando la persona si riconosce come capace di ricevere e dare ascolto.
Ai genitori ( ma anche alle nonne, alle tate ) che in un momento particolarmente delicato e veloce come la prima infanzia desiderino condividere momenti speciali al di fuori della routine quotidiana, momenti che fungano da rifornimento emotivo di fronte ai nodi di crescita, che possano diventare momento di confronto e conforto con altri adulti impegnati nella medesima transizione della vita.

L’occhio aperto e l’orecchio vigile trasformeranno le più piccole scosse in grandi esperienze.

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